Come prevenire la testa piatta?

L’approccio osteopatico per prevenire e trattare la plagiocefalia

Alla nascita il cranio del bambino presenta delle suture, degli spazi tra le ossa craniche che permettono alla testa del bambino di passare più facilmente nel canale del parto e adattarsi, e le ossa risultano essere piuttosto malleabili. Inoltre questa caratteristica risulterà fondamentale per accogliere la crescita del cervello che nel bambino si quadruplica nei primi due anni di vita.

 

Cosa si intende per testa piatta?

Il termine utilizzato “testa piatta” sta ad indicare tutte quelle deformazioni craniche tipiche della fascia d’età neonatale. In base al tipo di deformazione possiamo classificarle in: plagiocefalia, brachicefalia, scafocefalia.

La più frequente è la plagiocefalia, deformazione cranica che coinvolge un lato posteriore del cranio (occipite), creando una tipica deformazione a parallelogramma. In caso di deformazione lieve, questa potrebbe riguardare solo la parte posteriore; se invece l’entità dello “schiacciamento” fosse importante potrebbe comportare anche un coinvolgimento del massiccio facciale. Dunque non rappresenta solo un fattore estetico, ma potrebbe coinvolgere anche le funzionalità visive, masticatorie e posturali.

Risulta importante sin da subito fare una diagnosi differenziale tra plagiocefalia sinostosica, con quella posizionale.

Nella plagiocefalia sinostosica vi è una fusione prematura di una o più suture. Questo tipo di “testa piatta” si può evidenziare sin dalla nascita e durante la palpazione si può apprezzare una cresta ossea, relativa appunta alla fusione della sutura. La craniostenosi risulta essere più rara rispetto alla plagiocefalia posizionale, bensì è fondamentale una diagnosi precoce in quanto non tende a migliorare nel tempo, anzi peggiora con lo sviluppo e può essere causa di problemi importanti per il bambino in quanto non permette un corretto accrescimento del cervello. Tendenzialmente è associata a sindromi.

Negli ultimi anni sembrano essere aumentati i casi di “testa piatta”, soprattutto dopo il 1994 con l’introduzione della campagna contro le SIDS – Sudden Infant Death Syndrome  (morti in culla) chiamata “Back to sleep”, dove le linee guida suggeriscono ai genitori di mettere i propri figli nel primo anno di vita a dormire a pancia in su. Rimanendo per molte ore in questa posizione, soprattutto nei primi mesi di vita in cui i bambini dormono circa 16/18 ore al giorno, le ossa craniche possono subire questo tipo di deformazione.

 

Quali sono le cause?

Le cause  si possono classificare in base al periodo in cui avviene la deformazione:

  • prenatali – compressioni dovute alla posizione nel grembo materno;
  • perinatali – compressione avvenuta durante il travaglio;
  • postnatali – posture viziate dopo la nascita (posizione preferenziale nel sonno, torcicollo miogeno, assenza di tummy time, ossia attività a pancia in giù…).

 

Diagnosi

L’osservazione del cranio da diverse posizioni (dall’alto, dietro, di lato e di fronte), dapprima da parte del genitore poi dal professionista, sarà ciò che permette di identificare una deformazione cranica.

Controllando il cranio dall’altro e tracciando delle linee immaginarie possiamo anche ipotizzare se si tratta di plagiocefalia posizionale o sinostosica: come già anticipato la plagiocefalia posizionale assume generalmente una conformazione a “parallelogramma”, mentre quella sinostosica ricorda la forma di un “trapezio”.

In caso di sospetta craniostenosi o nei casi più gravi, si può programmare dele valutazioni più approfondite tramite appositi calibri, o anche analisi strumentali quali ecografia,  TAC 3D e Risonanza Magnetica (RMN).

  

Cosa fare per prevenire la plagiocefalia posizionale?

Le due parole chiave per prevenire la plagiocefalia sono: ALTERNANZA DELLE POSIZIONI E TUMMY TIME. Il Tummy time, termine inglese (“tempo sulla pancia”) che sta per indicare quell’attività da proporre al neonato sin dal primo giorno di vita in posizione prona quando è sveglio. Questo momento di “gioco” gli permetterà di raggiungere le tappe motorie correttamente e lo aiuterà nello sviluppo posturale.

 

In caso di plagiocefalia già presente, cosa fare?

La plagiocefalia purtroppo non si risolve da sola, ma sarà necessario affidarsi ad un osteopata pediatrico coadiuvato da un fisioterapista pediatrico. Oltre a mettere in atto tutte quelle azioni di prevenzione, unite a delle attività o consigli specifici che vengono assegnati dal professionista durante la visita. 

Il trattamento osteopatico tratta eventuali tensioni muscolari (ad esempio in caso di torcicollo miogeno) e agisce sul cranio, lavorando sulle suture.

Un intervento tempestivo nei primi mesi di vita garantisce dei migliori risultati anche estetici, in quanto le suture e le fontanelle risultano ancora aperte. Nonostante ciò, il trattamento osteopatico può essere effettuato fino al primo anno di vita per lavorare sulle asimmetrie, mentre dopo l’anno è difficile agire dal punto di vista estetico, ma risulterà comunque ottimale trattare eventuali scompensi funzionali, perché come visto precedentemente non rappresente solo un problema estetico, ma soprattutto funzionale/posturale.

 

Ma quando usare il caschetto?

Nei casi di plagiocefalia posizionale più gravi puà essere suggerito il trattamento con caschetto, anche se attualmente è un tipo di approccio che viene evitato perchò presenta molti punti critici, quali: il costo risulta essere molto elevato,il bambino deve indossarlo per quasi tutto il giorno (consigliate 23 ore al giorno), è possibile che ci siano reazioni cutanee dovute allo sfregamento e infine rimangono alcuni dubbi e incertezze riguardo la sua efficacia.

 

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